
Che cosa manca al tutto che c'è nei giornali?
Se qualcuno si prendesse la briga di chiedere in giro, scoprirebbe che gli italiani non sono contenti dei mezzi di informazione. Poco importa che i supporti si moltiplichino (quotidiani, riviste, radio, televisione, Internet e, intramontabile, la portinaia): l’impressione generale è che il giornalismo non sappia parlare alla gente. In tutta onestà, mi chiedo che cosa mai possa generare questa impressione. Nei giornali, a guardar bene, c’è di tutto. Prendiamo l’attualità più recente. Nel giro di poche pagine si parla della missione di Silvio Berlusconi a Napoli, volta a risolvere l’immane problema dei rifiuti, e del matrimonio di Flavio Briatore. Cosa potrebbe esserci di più diverso, di più variegato? Da una parte abbiamo un signore ormai anzianotto, circondato da belle donne, che passa il suo tempo nei party e sulle spiagge della Sardegna, con un atteggiamento insieme ilare e gaglioffo, senza un pensiero al mondo. Dall’altra parte abbiamo, beh, Flavio Briatore. Il panorama dell’informazione, insomma, occupa un vasto spettro di avvenimenti. Politica, sesso, cronaca, sport. A uno scandalo si alterna una catastrofe, a un delitto si affianca una velina, a un appello per la nuova etica della vita pubblica si accosta la biografia di Fabrizio Corona. Ma allora, accidenti, che cosa manca? Mancano uomini che muoiono, bambini che nascono, alberi che crescono. Mancano risate e lacrime, dolori e gioie. La vita, insomma. Già, ma a chi interessa?