Eccomi in un internet cafè a cercare di risollevare questo blog. Lo sapevo, non potevo fidarmi della Tim, ...non si connette, mi ruba i soldi, a volte lentissimo...insomma, è colpa della Tim se questo blog ha raggiunto il record negativo di post nell'ultimo mese.
Ho un caffè americano davanti. Chissà poi perchè ho chiesto un caffè americano, non lo prendo mai...forse perché, presa dal nuovo libro di Fabio Volo, mi sono immedesimata troppo nel personaggio...
E' un periodo che è difficile trovare qualcosa di interessante da segnalarvi. Davvero, non lo dico per giustificarmi. Le notizie di attualità sono quasi sempre negative...l'Italia va a rotoli...le famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese...omicidi di vario genere...sputi e insulti al Senato...che bellezza...forse la cosa più curiosa che ho visto ultimamente sono i miei calzini bucati.
D'altronde anche i miei amici blogger, che controllo ogni giorno, non segnalano niente di particolarmente interessante. Ci siamo un pò tutti arenati? Mah. Vedremo. Intanto vado a comprarmi un paio di calze nuove...
È costato quindici milioni di euro.
Buttati via inseguendo un'iniziativa che nel frattempo era già diventata obsoleta. Ma il fallimento del portale www.italia.it incarna il disastro del nostro paese, incapace di concretizzare anche i progetti più piccoli. Doveva promuovere il turismo, fare da vetrina digitale della riscossa per riportare i turisti sulle nostre spiagge. Invece dopo due anni di tentativi, restyling, errori geografici e traduzioni maccheroniche ci si è trovati davanti a un'unica strada: azzerarlo.
Il progetto è figlio di Lucio Stanca, ministro dell'Innovazione del governo Berlusconi che ha varato strategie digitali tanto costose quanto inconcludenti. Un lancio elettorale: venne presentato il 31 marzo 2006, alla vigilia delle elezioni, e affidato a un consorzio di imprese guidato da Ibm. Ossia dal colosso mondiale dove Stanca aveva lavorato fino all'ingresso nel governo di centrodestra. Poi un anno fa Francesco Rutelli si impegnò per rianimarlo, salvo poi rendersi conto che si trattava di una missione impossibile. Lunedì 21 gennaio il verdetto: meglio staccare la spina.
La conta dei danni è confusa, come tutto il progetto. Il ministero precisa: abbiamo speso finora solo sette dei 45 milioni stanziati, ci sono quindi fondi per creare soluzioni alternative. Ma quel "solo sette milioni" appare paradossale: perché sette milioni per un portale web sono una cifra mostruosa. E il coordinatore degli assessori regionali Enrico Paolini raddoppia la stima della disfatta, includendo i contributi degli enti locali: quindici milioni inghiottiti dal buco nero digitale. Con la solita domanda: chi pagherà per i soldi sprecati?
da l'espresso.it
...e due
Ho chiesto a quattro inglesi, un giornalista, un avvocato, un magistrato e un poliziotto, cosa succederebbe secondo loro se in Gran Bretagna un uomo politico, membro del parlamento, facesse pubblicamente una dichiarazione del genere:
“Se non si va al voto, facciamo la rivoluzione. Certo, ci mancano le armi, ma prima o poi quelle le troviamo”.
Risposta concorde: il tizio riceverebbe una visitina di Scotland Yard, e come minimo verrebbe portato in una stazione di polizia, interrogato, incriminato, per poi essere, se gli va bene, rilasciato su cauzione in attesa di processo per istigazione a commettere atti violenti ed illeciti, se risultasse che le sue parole erano campate in aria, o per qualcosa di più serio, se risultasse che dietro le parole c’è un piano concreto.
Questo, nel Regno Unito. In Italia, l’uomo politico in questione, Umberto Bossi, dopo avere parlato di rivoluzione e armi, è andato in tivù a “Porta a porta”, dove nessuno, non solo Bruno Vespa, ma neppure i rappresentanti del governo presenti alla trasmissione, hanno ritenuto opportuno dirgli niente riguardo alla sua disgraziata battuta. Già, battuta, perchè così l’hanno considerata tutti, uno scherzo, una delle solite provocazioni del leader della Lega, che a quanto pare può dire impunemente ciò che vuole. Ma è così, di provocazione in provocazione, che un paese smette di essere civile.
dal blog di Enrico Franceschini
e uno...
A COSA SERVE IL FUTURO
“E’ al contrario, non bisogna affatto dimenticare. Non bisogna dimenticare i vecchi con i corpi putrefatti, i vecchi vicinissimi a quella morte a cui i giovani non vogliono pensare (e così affidano alla casa di riposo il compito di accompagnare i genitori alla morte per evitare scenate o seccature), la gioia inesistente di quelle ultime ore che bisognerebbe gustare fino in fondo, e che invece subisci rimuginando nella noia e nell’amarezza. Non bisogna dimenticare che il corpo deperisce, che gli amici muoiono, che tutti ti dimenticano e che la fine è solitudine. E neppure bisogna dimenticare che quei vecchi sono stati giovani, che il tempo di una vita è irrisorio, che un giorno hai vent’anni e il giorno dopo ottanta. Colombe crede che è possibile “affrettarsi a dimenticare” perché la prospettiva della vecchiaia per lei è ancora lontanissima, come se la cosa non la riguardasse. Io ho capito molto presto che la vita passa in un baleno guardando gli adulti attorno a me, sempre di fretta, stressati dalle scadenze, così avidi dell’oggi per non pensare al domani… In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l’idea. Quindi non bisogna affatto dimenticare. Occorre vivere con la certezza che invecchieremo e che non sarà né bello né piacevole né allegro. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire, ora, qualcosa, a ogni costo, con tutte le nostre forze. Avere sempre in testa la casa di riposo per superarsi continuamente e rendere ogni giorno imperituro. Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale, e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità. Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.”(Muriel Barbery, L’eleganza del riccio)
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Il New York Times e il Time hanno due servizi ampi e documentati sulla crisi del rap. Le crifre parlano chiaro: dal 2000 ad oggi le vendite dei dischi rap sono calate del 44 per cento, solo nel 2007 le vendite sono andate giù del 21%. Il mercato del rap rappresenta poco più del dieci per cento del totale in America. E’ la fine di un epoca, di un periodo durato quasi trent’anni, di un genere, di uno stile, di una rivoluzione, che ha cambiato la faccia al mondo della musica, in termini di gusto, di suono, di melodia e di ritmo. Cambiamenti che sono avvenuti sia nel bene (le innovazioni portate dal rap sono evidenti) sia nel male (l’arretramento della cultura afroamericana è visibile a occhio nudo). La certificazione del decesso arriva dopo un lungo periodo di agonia, non escono dischi rap degni di interesse da diverso tempo (eccettuato Kanye West con l’album precedente), mentre in Italia le case discografiche promuovono ora i Fibra e i Marcio che dall’altra parte dell’oceano sono diventati prodotti di nicchia per appassionati.
Riposi in pace il rap, fino a quando non arriverà qualcuno in grado di rimetterlo in vita.
di Ernesto Assante (Repubblica)
Eh va beh, addio rap. Tanto non mi sei mai piaciuto...
p.s. la foto l'ho scattata stamattina dalla finestra della mia camera da letto.
Molta attenzione all'equilibrio: perchè questo monopattino inglese non ha manubrio nè freni e si cambia direzione oscillando il corpo. Si chiama MAGIC WHEEL (magicwheel.com) e, come tutti i monopattini, funziona spingendosi con un piede (possibilmente ben allenato). Ma qui si sta sulla ruota più grande, con abilità da circo. Nel Regno Unito è il nuovo oggetto dei desideri...($229)...Guardate il video qui sotto, sembra divertente...