venerdì, 28 luglio 2006

q20Che cosa riesce a fare l'intelligenza artificiale...mi sono imbattuta in questo gioco e devo dire che non è niente male! Bisogna pensare ad una cosa (chiaramente qualcosa di generico), il computer ti fa 20 domande e indovina quello che stavi pensando... io ho provato con zebra, elefante, scarpa, libro, telefono, pc, tetto, lucertola, serpente, cestino, foglio, e me le ha indovinate tutte! Provare per credere!

Cliccate qui per giocare!

postato da: martyna25 alle ore 11:04 | link | commenti (7)
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giovedì, 27 luglio 2006

panHo voglia di pancakes. Non sono incinta, ma ho le voglie. Muoio dalla voglia di un Vero Pancakes. Di quelli appena fatti, con tanto sciroppo sopra. Una Goduria, mi mancano da morire. Ricordo ancora la colazione più buona di tutta la mia vita. Texas, fine maggio, con la compagnia di mio fratello. Entriamo in questo tipico locale americano per fare colazione, divanetti alla Fonzie verde acqua. Ci arrivano questi piatti immensi di pancakes con le fragole...porcogiuda che bontà.

Farli come li fanno là la vedo molto dura (soprattutto trovare uno sciroppo d'acero all'altezza), ma, ecco la ricetta:

Ingredienti :
1 tazza di farina
1 uovo
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di burro o olio
1 pizzico di sale
latte quanto basta
1 bustina di lievito

Ricetta :
1-Unire alla farina setacciata il lievito, poi l'uovo intero, zucchero e burro
2-Unire il latte in modo che il composto rimanga abbastanza denso. Più doppi si vogliono i pancakes, meno latte bisogna usare
3-Cucinare i pancakes uno alla volta a fuoco lento, su una padella antiaderente che è stata precedentemente imburrata e riscaldata. Quando incominciano a fare delle bollicine, girare il pancake. Il pancake è pronto quando assume un colore tra il giallo e l'arancione. Fare lo stesso per tutti i pancakes.

postato da: martyna25 alle ore 16:42 | link | commenti (3)
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mercoledì, 26 luglio 2006

paperBene, ora dobbiamo scrivere il pezzo sul caldo.
No, dai basta tutti gli anni con 'sta storia del caldo! Basta!
Calma, d'estate il pezzullo sul caldo è obbligatorio. Scriviamolo assieme, via.
Vabbè, cominciamo. Idee?
Io inizierei così: “Ondata di caldo...
No, no, già sentita.
Ondata di caldo torrido...”
No.
Ondata di caldo africano...”
No, non va bene.
"Madonna se fa caldo..."
No.
"Allarme afa..."
No.
Allora così: “La morsa dell'afa...”
No, “la morsa” lo usiamo già negli articoli sull'inverno per “la morsa del gelo”.
Giusto. Allora senti questa: “Anziani a rischio...”
No, no, quella degli anziani che muoiono come mosche non la puoi mettere all'inizio, che poi dice che meniamo rogna, e così ci inimichiamo il pubblico over 60.
Allora questa, senti che attacco: “La colonnina di mercurio...
Dai per favore, basta con l'immagine della colonnina di mercurio! E' vecchia come Noè. Che poi oramai nessuno misura più la temperatura col mercurio.
Potremmo dire quella cosa dei consigli, tipo “bere molta acqua”, “non uscire di casa alle due del pomeriggio..."
...Vestirsi leggeri.
..
"..Stare all'ombra..”
"...non mangiare troppo..."
No, no, son consigli troppo cretini, per l'incipit ci vuole qualcosa di fulminante.
"Record dei consumi elettrici"?
Già sentita. E poi non gliene frega niente a nessuno.
"Caldo record"! Eh?
Ecco, il vecchio caro "caldo record" mi piace.
Però l'abbiamo già usata l'anno scorso. E l'anno prima. E anche...
Non importa: fa sempre il suo bel effetto.
Bravo. Ascolta che roba: “Da cento anni non faceva così caldo”.
No, cento son pochi. Esagera.
Trecento?
Di più, di più.
Diecimila!
Bravo. “L'estate più calda degli ultimi diecimila anni.”
Orco. Ma sarà vero?
E che ne so? Non lo sa nessuno. Tu c'eri diecimila anni fa? C'è qualcuno che può alzarsi e dirci: “Ennò, cazzo, vi sbagliate: io ottomila anni fa c'ero e mi ricordo che faceva molto ma molto più caldo”.
Perfetto, l'incipit lo abbiamo. Poi ci aggiungi le storielle che abbiamo detto prima: i vecchi morti, il problema del segno delle ascelle sudate sulla maglietta, l'inaspettato boom del commercio di ventilatori, e il pezzo è fatto.
Vai. Ah aspetta, manca la foto. Il tizio a torso nudo che si bagna la testa sotto la fontana.
Hai ragione. Me l'ero dimenticato.
Usiamo quello dell'anno scorso?
Mmm... ma sì.

Tratto da Personalità Confusa, uno dei miei blog preferiti.

postato da: martyna25 alle ore 11:38 | link | commenti (2)
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martedì, 25 luglio 2006

uovo

Io sono altruista. Lo so che con questo post mi tradirete, mi lascerete, non mi leggerete più. Però è giusto che anche voi possiate camminare con le vostre gambe. Non è giusto rinchiudervi qui, in questa bolla di vetro, come una mamma gelosa. E' ora che conosciate cosa c'è la fuori, nella blogosfera intendo. Molti di voi hanno letto solo il mio blog, non si sono mai allontanati tanto. Tagliamo questo cordone ombelicale: vi lascio la lista dei blog italiani più visitati in assoluto. Eccola QUI.

A JOURNEY IN THE BLOGOSPHERE

BUT PLEASE, PLEASE, COME BACK HOME

postato da: martyna25 alle ore 11:09 | link | commenti (6)
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lunedì, 24 luglio 2006

Caro Gesu’Bambino, ti ringrazio per aver esaudito i miei desideri dell'anno scorso. Ti avevo chiesto di eliminare la fame nel mondo, ed infatti quelli che avevano fame sono quasi tutti morti.

Giobbe Covatta

postato da: martyna25 alle ore 15:25 | link | commenti (1)
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bean

ROMA - I fagioli, si sa, se mangiati in gran quantità possono causare “rumori sconvenienti”. Un gruppo di studiosi dell’università Simon Bolivar, in Venezuela, ha però scoperto il modo di produrre legumi che non provochino flatulenze.

Gli esperti, il cui studio è stato pubblicato dall’autorevole “Journal of the Science of Food and Agriculture” hanno individuato due batteri, il Lactobaciullus casei e il Lactobacillus plantarum, che, fatti fermentare insieme con i fagioli, diminuiscono del 60% il contenuto di fibre solubili e abbassano dell’88% la quantità di raffinosio, un carboidrato che è tra le principali cause di questi “rumori”. Le flatulenze sono infatti provocate da gas rilasciati dai batteri che vivono nell’intestino nel momento in cui scompongono in cibo.

La scoperta, spiegano gli studiosi, farà la gioia dei nutrizionisti: i fagioli, infatti, dovrebberto essere assunti più spesso, come spiega Marisela Granito, uno dei ricercatori: “I legumi, e in particolare i Phaseolus vulgaris, sono una fonte importante di nutrimento, nonostante le flatulenze non ne promuovano di certo l’immagine”.

Da Repubblica.it

Bastasse solo trovare due batteri dei fagioli...

postato da: martyna25 alle ore 11:26 | link | commenti (4)
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venerdì, 21 luglio 2006

P_8_12_lucignolo_foto1Mi sento perfida...ogni volta che vedo le pubblicità di Lucignolo Bellavita penso a quanto è idiota questo programma fatto di culi d'estate-bikini succinti-vips-sardegna etc. etc., e penso "ma chi sono quei coglioni che si inventano questo programma?". Beh, il produttore e regista di Lucignolo è tal Sergio Semino....trovato morto oggi in un albergo di Ascoli... Mi dispiace, lo dico davvero, il fatto mi ha toccato sul serio. Anche perché il programma, mio malgrado, sta avendo uno share altissimo, e quindi aveva pure ragione lui,  gli ho dato del coglione e invece questo qui ci vedeva lungo! Che dire, pace all'anima sua, ma per me Lucignolo rimane un programma spazzatura spacciato per giornalismo.

postato da: martyna25 alle ore 14:19 | link | commenti (3)
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lignano

no si pò pratindi di ve la mil cence ve moscjs
non si può pretendere di avere il miele senza mosche

La memoria di Lignano, antecedente alla data del 15 aprile 1903, non risulta per lo più scritta in documenti d'archivio, ma piuttosto nei contorni duri e forti di un territorio e di un paesaggio rimasti immutati nel silenzio dei secoli e ai margini degli interessi della storia. Uniche tracce, le mappe antiche, che registrano Lignano solo in quanto presenza fisica, territoriale, spazio geografico "vuoto", tra lo spazio "politico" della Repubblica di Venezia e la fortezza antica di Marano, quest'ultima limite strategico-difensivo dell'egemonia territoriale della Serenissima. Tra il '500 e il '600 la penisola di Lignano compare nei minuziosi disegni dei periti dei Savi alle Acque (magistratura veneziana deputata a sorvegliare ii delicatissimo respiro dell'ambiente lagunare, di interesse vitale per la Serenissima): una serie di cordoni dunosi (8 o 9) modellati dai venti, il reticolo intricato e mosso delle vene dei canali, la lingua sabbiosa della spiaggia, frutto della tessitura antica del mare, dei venti e del fiume Tagliamento. Una boscaglia spessa di pini neri, lecci, pungitopo... Una manciata di case su un rialzo del versante lagunare, qualche sparuto casone, rifugio di pescatori e, dalla metà del 1500, una chiesetta...

Una specie di "terra di nessuno", insomma, che doveva dare ricetto ad un pugno di pescatori, zatterai, piccoli contadini "con la malaria in faccia", cacciatori di macchia di palude e laguna, allevatori di cavalli, quei cavalli di splendida razza, che - secondo la tradizione - vivevano nella pineta allo stato brado, descritti in uno straordinario scorcio poetico dallo scrittore Elio Bartolini: "Verso il lido che s'accompagna alla foce maggiore del Tagliamento, i cavalli si abbeverano in acque limpide fino alla frigidità prima di tornare ad imboscarsi, e dal piacere scuotono le criniere e si flagellano i fianchi con le code". Ma la storia di Lignano è scritta anche - e soprattutto - nel suo nome che - nel suffisso prediale anum - dimostra senz'altro l'esistenza di un primo nucleo di vita sulla penisola già in epoca romana.

Un documento riferentesi al V secolo parla di un "lido che si chiama Lignano", cioè di proprietà di un certo Lunius. Una proprietà non necessariamente legata alla terra e all'attività agricola, piuttosto - come opina Luciano Bosio - un luogo interessato ai prodotti che il mare e la laguna potevano offrire all'entroterra con la conservazione del pesce, la produzione del garum (una particolare salsa di pesce) e soprattutto del sale, fin dall'antichità risorsa economica di straordinaria importanza. Piccolo scalo a mare, dunque, legato alla laguna retrostante e all'entroterra della pianura, attraverso i collegamenti garantiti dai numerosi corsi fluviali sfocianti nella laguna. Della qualità e asprezza del territono conserva traccia anche la tradizione popolare che fa derivare Lignano da Lupignanum: luogo infestato da lupi, o il toponimo Pineda: bosco di legni. Quei legni che arrivavano anche dalla Carnia, guidati lungo il Tagliamento dai "zatars", gli antichi zatterai che pilotavano i tronchi d'albero fino alla foce del Tagliamento, dove venivano raccolti da trabaccoli veneziani e infine trasportati nell'arsenale della Serenissima, insaziabile divoratrice di legname fatto affluire da tutte le sue terre. Nel 1420, infatti, anche Lignano passa sotto il dominio della Repubblica di Venezia che lo da in feudo a diverse famiglie nobiliari.

Solo una di queste, la famiglia Vendramin, signora di Latisana e discendente di dogi, legò significatamente il suo nome a Lignano, facendovi costruire, presumibilmente nella seconda metà del 1500, la chiesetta di S. Zaccaria, proprio nel cuore del minuscolo borgo contadino di Pineda. La chiesetta - che segnava anche materialmente il possesso dei Vendramin su Lignano - sorse non tanto in funzione della popolazione stabile, quasi inconsistente (3 "foci" - focolari, case, nel 1466; 2 case, 8 persone "da comunione", più i bambini nel 1648), quanto di quella fluttuante di pescatori e battellieri.

II porto di Lignano, infatti, era strategicamente importante in quanto varco d'accesso al mare di Marano che nel frattempo era stata munita come fortezza, chiave di volta del dominio veneto sull'Adriatico. Cosi solo in funzione di Marano, talvolta il nome di Lignano compare nelle pagine che raccontano la storia in epoca medievale e moderna. Dopo una lunga serie di schermaglie per il possesso di Marano disputata tra Venezia e l'Impero (ci fu anche la costruzione di un fortilizio sulla punta estrema della penisola a guardia del "porto"), Lignano non fu più restituita ai Vendramin ma restò "Terra del Dogado", parte integrante del demanio militare di Venezia, direttamente amministrata dal Consiglio dei Dieci. Il tempo intanto scivolava su Lignano, senza lasciare quasi traccia, scandito solo dal mutare delle stagioni. In epoca napoleonica fu costruito un secondo fortino a difesa del blocco continentale proclamato, contro l'Inghilterra nel 1812. Intanto attorno alla stazioncina di controllo di "porto Lignano" s'andava formando un piccolo agglomerato: nel 1813 erano 70 gli abitanti, fra i quali andavano contati il presidio della Finanza ed un controllore sanitario. E tutto rimase cosi, come sospeso nel tempo, fino all'alba del 1900, quando si apri per Lignano la decisiva pagina della vicenda turistica.

postato da: martyna25 alle ore 13:31 | link | commenti (6)
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giovedì, 20 luglio 2006

andre

postato da: martyna25 alle ore 11:20 | link | commenti (2)
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Emma Julio 2006 067

La mia principessa!

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